Il Terzo Settore oggi vive una fase di profonda trasformazione.
Se da un lato gli enti che ne compongono il tessuto così variegato devono adattarsi alle riforme normative e fiscali in corso, dall’altro si trovano a dover affrontare cambiamenti culturali, generazionali e organizzativi che ne vanno a ridefinire gradualmente la struttura e gli aspetti fondanti: cambiano i modelli di leadership, si evolvono le competenze necessarie e si trasformano le strategie di sostenibilità.
Il ricambio generazionale resta ancora una sfida tutta da costruire: secondo l’indagine “Verso una nuova leadership del Terzo settore” di Percorsi di Secondo Welfare (dicembre 2025), solo il 7,1% degli enti è guidato da under 35. Eppure, nei contesti in cui i giovani assumono ruoli di leadership, emergono modelli organizzativi più innovativi e inclusivi, con una governance più attenta alle questioni di genere e con un radicamento territoriale più forte.
Un aspetto cruciale è rappresentato dall’attenzione crescente alle competenze oggi richieste nel settore e ai percorsi di formazione continua e di affiancamento, sempre più riconosciuti come leve strategiche per sostenere gli enti e i professionisti del settore in questa fase di trasformazione.
Accanto alla formazione manageriale tradizionale, si stanno diffondendo percorsi di mentoring pensati per favorire il trasferimento di competenze, sostenere il ricambio generazionale e accompagnare i momenti di transizione interna.
Iniziative come il Non Profit Women Camp offrono spazi di confronto, workshop e mentoring informale per professioniste e operatrici del non profit, mentre associazioni professionali come ASSIF – Associazione Italiana Fundraiser promuovono e valorizzano la formazione, il networking e il mentoring come strumenti di crescita condivisa della comunità professionale dei fundraiser.
Anche le esperienze di volontariato costituiscono un’ulteriore opportunità formativa, una vera ‘palestra di competenze’ secondo la definizione dei CSV lombardi, uno spazio dove i giovani possano sviluppare soft skills fondamentali per affrontare la complessità organizzativa e i cambiamenti in atto.
Parallelamente cresce l’attenzione verso la digitalizzazione dei processi, con percorsi dedicati alla gestione e alla rendicontazione digitale dei progetti, al lavoro collaborativo e all’uso dei dati. In questo quadro si inseriscono anche le prime esperienze strutturate di formazione sull’intelligenza artificiale, orientate a un utilizzo consapevole dell’AI generativa per la comunicazione, l’organizzazione del lavoro e il supporto alle attività progettuali.
Due ulteriori filoni riguardano la formazione sull’impatto sociale e sulla valutazione, centrali per leggere i bisogni del territorio, misurare i risultati e rendere conto in modo trasparente del valore generato dalle attività, e i percorsi dedicati alle soft skills e alla leadership collaborativa, che mirano a rafforzare competenze come la gestione dei gruppi di lavoro, la comunicazione interna, il lavoro in rete e la coprogettazione.
Il Terzo Settore del 2026 è dunque un ecosistema dinamico e in evoluzione costante, dove la capacità di integrare professionalizzazione, competenze trasversali, radicamento territoriale e nuovi modelli di leadership diventa determinante. In questo contesto, assicurare un ruolo sempre più attivo e centrale ai giovani non significa soltanto garantire il ricambio, ma portare nuove energie, visioni innovative e approcci più inclusivi.
Gli enti possono continuare a confermarsi protagonisti del welfare locale e dell’innovazione sociale soltanto adattandosi alle nuove sfide normative, sociali e tecnologiche e, nello stesso tempo, evolvendosi insieme ai bisogni emergenti delle comunità. Inclusione giovanile, aggiornamento delle competenze e formazione continua sono asset fondamentali per governare il cambiamento in atto.